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un'occasione di libera espressione, discussione e anche polemica sul variegato mondo del marketing nell'era digitale, inteso come particolare punto di vista sulla realtà e sul vivere aziendale, che passa attraverso la ricerca e la comunicazione.
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lunedì 2 febbraio 2015
Consigli utili per Google Map
Ecco come farsi trovare su Google Map: una semplice mossa per posizionarsi nell'ecosistema Google (=web), ancora più facile e meno impegnativo di una qualsiasi pagina Facebook o altro social network.
mercoledì 6 marzo 2013
Facebook mobile ads al limite spam
Non so se è solo una mia impressione, ma la pubblicità di
Facebook sta diventando sempre più invasiva e fastidiosa, al limite dello spam!
Passi per i monitor dei pc, ma su mobile la situazione è drammatica e spesso
fuori luogo. Considerando il lavoro che faccio, devo riconoscere che si tratta
di una gran bella trovata, ma dal punto di vista utente penso di essere al
limite della sopportazione.
Facciamo un gioco: prendiamo il nostro smartphone e aggiorniamo la pagina notizie di Facebook, cosa vediamo? Come minimo mezzo schermo è occupato dai così detti “post consigliati” e cioè pubblicità!
Non intendo iniziare un’improbabile crociata “anti FB-Ads”,ma se mi permettete Cari colleghi vorrei darvi qualche consiglio per evitare di diventare spam indesiderato.
1. PROFILATE, PROFILATE, PROFILATE! PER L’AMOR DEL CIELO PROFILATE!
So bene che l’eccessiva profilazione riduce i numeri e i risultati attesi, ma non posso ricevere continue offerte premaman solo perché “donna” o consigli sull’ultima miracolosa crema antirughe solo perché “donna over 18 anni”!
2. NON PRENDIAMOCI IN GIRO (NON TROPPO ALMENO)
Sui media così detti tradizionali è ormai sdoganato il ricorso ad una certa enfasi nei messaggi promozionali e promesse al limite del vero, ma su FB e per di più sul mobile si pretende un po’ più di autenticità! Del resto, siamo in un contesto molto personale e “tra amici”. In TV o sulla stampa, il viso compiaciuto della Cuccarini mi da fiducia e ci posso anche credere che l’antirughe mi fa perdere 10 anni. Su Facebook no! Anche perché, se l’antirughe me lo consiglia mia cugina di 20 anni, è evidente che non solo non ci credo ma mi da pure un po’ fastidio!
3. NON AVEVAMO DETTO LOCAL?
Cos’è successo al fattore chiave del mobile?! La possibilità di georeferenziare l’utente e proporgli contenuti localizzati sulla base della sua posizione effettiva? Ok che la crema antirughe non mi serve … ma se mi capita di scoprire che l’ultimo ritrovato della scienza lo vendono a due isolati da qui e magari è anche in offerta, - non lo ammetterò mai - ma corro subito ad acquistarlo!
Facciamo un gioco: prendiamo il nostro smartphone e aggiorniamo la pagina notizie di Facebook, cosa vediamo? Come minimo mezzo schermo è occupato dai così detti “post consigliati” e cioè pubblicità!
Non intendo iniziare un’improbabile crociata “anti FB-Ads”,ma se mi permettete Cari colleghi vorrei darvi qualche consiglio per evitare di diventare spam indesiderato.
1. PROFILATE, PROFILATE, PROFILATE! PER L’AMOR DEL CIELO PROFILATE!
So bene che l’eccessiva profilazione riduce i numeri e i risultati attesi, ma non posso ricevere continue offerte premaman solo perché “donna” o consigli sull’ultima miracolosa crema antirughe solo perché “donna over 18 anni”!
2. NON PRENDIAMOCI IN GIRO (NON TROPPO ALMENO)
Sui media così detti tradizionali è ormai sdoganato il ricorso ad una certa enfasi nei messaggi promozionali e promesse al limite del vero, ma su FB e per di più sul mobile si pretende un po’ più di autenticità! Del resto, siamo in un contesto molto personale e “tra amici”. In TV o sulla stampa, il viso compiaciuto della Cuccarini mi da fiducia e ci posso anche credere che l’antirughe mi fa perdere 10 anni. Su Facebook no! Anche perché, se l’antirughe me lo consiglia mia cugina di 20 anni, è evidente che non solo non ci credo ma mi da pure un po’ fastidio!
3. NON AVEVAMO DETTO LOCAL?
Cos’è successo al fattore chiave del mobile?! La possibilità di georeferenziare l’utente e proporgli contenuti localizzati sulla base della sua posizione effettiva? Ok che la crema antirughe non mi serve … ma se mi capita di scoprire che l’ultimo ritrovato della scienza lo vendono a due isolati da qui e magari è anche in offerta, - non lo ammetterò mai - ma corro subito ad acquistarlo!
giovedì 21 febbraio 2013
Google+ siamo circondati!
Com'era stato per Facebook e poi per Twitter, ora e' il momento di Google+ ... proliferano le pagine aziendali Google+, non mancano i webinair sul tema e il widget g+ capeggia orgoglioso su tutte le principali pubblicita' dallo schermo alla carta stampata.
Che dire? L'ennesimo social di moda o un tendenza destinata a durare ed evolversi nel tempo? Avrei optato per la prima, da scettica quale sono di natura, ma dopo l'incontro sul tema con gli amici di Google al Social Media Week di Milano posso solo dire: AIUTO! Si salvi chi puo'! Oppure... impariamo a conoscere il mezzo e saltiamoci sopra velocemente...
G+: una strategia chiara e ben delineata
Sono rimasti ad aspettare qualche anno, osservando e studiando il comportamento degli altri social network; sono partiti relativamente in sordina, facendo numeri soprattutto grazie alla potenza del nome ma con poco sostegno dalla community virtuale - io per prima devo fare ammenda di tutte le mie colpe: non ci credevo molto, ma mi sono ricreduta soprattutto negli ultimi tempi che il mio profilo, quasi dimenticato e forse mai usato, sembra avere assunto vita propria... - ; che Google fosse una macchina da guerra e che sia un monopolista in fatto di motori di ricerca si sa', ma la prospettiva e' quella di diventare monopolista del web nella sua totalita'!
Che c'e' di nuovo rispetto a Facebook?
Beh innanzitutto, G+ e' nato gia' pensando alle aziende e all'utilizzo che le aziende fanno dei social, con una forte vocazione marketing; G+ ha imparato dagli errori altrui e ha preso ispirazione da tutto quello che meglio funziona sul mercato on line, vedi gli hangout e gli eventi; aggiungici che ha rivisto l'intero ecosistema dei propri strumenti in modo da farlo diventare un mondo in cui entri facilmente e poi non esci piu', ottieni che chiunque tu sia, azienda o utente privato, non puoi sottrarti a Google!
Per avere un'opinione un po' piu' "istituzionale" sul tema, leggi qua.
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sabato 5 novembre 2011
Anche la moda diventa social
Un mondo notoriamente chiuso in se stesso, che aveva sempre guardato con distacco e snobismo chiunque fosse outsider, ha dovuto abbassare il suo sprezzante sguardo, carico di giudizio, e abbandonare tutte le espressioni di autocompiacimento.
mercoledì 13 luglio 2011
Falsi miti e verità sui social
1.
Una brand community è una strategia di marketing. NO! Una brand community è una strategia di business!
2.
Una community di marca è utile al business. NO! Una community di marca è utile alle persone che ne fanno parte!
3.
Consolida il brand e la community lo seguirà. NO! Bisogna definire la community e il brand sarà più forte!
4.
Una brand community dev'essere uno scambio continuo di affetto e buoni sentimenti per i fedeli sostenitori del brand. NO! Le aziende intelligenti abbracciano i conflitti da cui la community trae beneficio!
5.
Gli opinion leaders costruiscono community forti. NO! Le community sono più forti quando ciascun membro partecipa attivamente.
6.
I social networks on line sono la chiave di una strategia di community. NO! I social network on line sono solo uno strumento e non la strategia.
7.
Le brand community di successo sono gestite direttamente e controllate. NO! Le community sfuggono al controllo manageriale.
Harvard Business Review 07-05-2009 p. 105; 7 p
Una brand community è una strategia di marketing. NO! Una brand community è una strategia di business!
2.
Una community di marca è utile al business. NO! Una community di marca è utile alle persone che ne fanno parte!
3.
Consolida il brand e la community lo seguirà. NO! Bisogna definire la community e il brand sarà più forte!
4.
Una brand community dev'essere uno scambio continuo di affetto e buoni sentimenti per i fedeli sostenitori del brand. NO! Le aziende intelligenti abbracciano i conflitti da cui la community trae beneficio!
5.
Gli opinion leaders costruiscono community forti. NO! Le community sono più forti quando ciascun membro partecipa attivamente.
6.
I social networks on line sono la chiave di una strategia di community. NO! I social network on line sono solo uno strumento e non la strategia.
7.
Le brand community di successo sono gestite direttamente e controllate. NO! Le community sfuggono al controllo manageriale.
Harvard Business Review 07-05-2009 p. 105; 7 p
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lunedì 13 giugno 2011
Social di qualità
Ultimamente nei blog e nei social di marketing si parla sempre di più di social circle e utilizzo dei social in ottica di marketing davvero relazionale, fino ad arrivare ad un vero e proprio work in progress esistenziale basato su una vita in condivisione (o una vita condivisa?). Ma non sarà un purismo un po' utopico?
Sono da sempre convinta del grande valore della rete in termini di trasparenza e onestà intellettuale, seppur consapevole delle logiche che governano l'indicizzazione su Google, del ruolo di AdWords, del proliferare dei redazionali sui blog, etc. Rimango comunque dell'idea che, almeno in linea teorica, i suggerimenti alle aziende sia di agire nel rispetto delle regole del web e non con l'obiettivo di imporre il proprio controllo; altrettanto vero che se l'engagement dell'utente web si fonda su dei contenuti di reale interesse e se c'è una reale condivisione con i valori del brand, il gioco è fatto!
Eppure... in un'epoca di crisi di valori e di relazioni basate sulla mera apparenza, non è realistico pensare che il valore sociale dell'individuo si fonda sul numero di amici su FB (I like della fanpage aziendale) piuttosto che sulla qualità delle relazioni? Non è che nel pianificare la perfetta strategia di social media marketing, stiamo sopravalutando le aspettative dei potenziali consumatori finali?
Una voluta provocazione, ma per concludere un po' di sano ottimismo:
Dai commenti di una discussione su Social Media Marketing|Italia - Benevenuta web generation, leggo: "se il referendum raggiungerà il quorum lo dovrà solo ed esclusivamente alla Rete ed alla Web Generation..."
Come tutti sappiamo, nessuno ci credeva eppure:
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sabato 7 novembre 2009
VI Convegno Annuale SIM - Società Italiana Marketing
Considerazioni personali di sintesi sui primi risultati delle ricerche presentate nelle sessioni parallele di CONSUMER BEHAVIOUR e COMUNICAZIONE D'IMPRESA.
"Determinanti latenti nell'intenzione d'acquisto dei fashion luxury goods: un'indagine qualitativa di tipo laddering". Gianluigi Guido, Cesare Amatulli. (*)
Acquistiamo il lusso per sentirci più sicuri, sicuri nei confronti degli altri sicuri nei confronti di noi stessi. E' la sicurezza il principale attributo di successo dei prodotti di lusso, sicurezza intesa nel senso di coerenza con sè stessi e con la propria persona.
"L'effetto dell'animosità nei processi di scelta del consumatore italiano - uno studio esplorativo". Angelo Giraldi.
Il concetto di animosità si distingue dal concetto di made in negativo (Country of Origin effect) e da etnocentrismo; l'animosità, infatti, risulta agire direttamente sull'azione d'acquisto e non sul giudizio. Tale precisazione definitoria giustifica l'interesse economico nell'individuare eventuali animosità nazionali e/o locali.
"La comunicazione del Corporate Brand nel contesto dei Social Media". Maria Vernuccio. (**)
L'analisi evidenzia un discreta propensione all'interattività delle grandi aziende, ma attenzione a non riproporre sul web le logiche degli old media. Controllo e scarsa trasparenza non sono le premesse per entrare nella Rete, la comunità virtuale premia la partecipazione di certo non il controllo.
"YouTube come canale di comunicazione: una ricerca empirica sul settore calcio". Francesca Checchinato, Marta Disegna, Paola Gazzola. Università Ca Foscari di Venezia.
Certamente il settore offre particolare partecipazione e maggior facilità nel reperire spunti di riflessione, ma volendo generalizzare e interpretare i risultati della ricerca in senso lato si rileva una considerazione interessante: il rischio di critiche e polemiche non autorizzate, in altri termini la mancanza di controllo da parte dell'impresa, costituisce uno dei principali limiti per le imprese all'utilizzo dei Social Media, ma la capacità dell'impresa di offrire un'alternativa contenutistica coerente e coinvolgente rappresenta un'ottima soluzione.
(*) Campione: 50% donne e 50% uomini, 55% coniugati, 67,5% senza figli, 100% Bari.
(**) Aziende analizzate: 100 Best Global Brands della classifica Interbrand 2009.
"L'effetto dell'animosità nei processi di scelta del consumatore italiano - uno studio esplorativo". Angelo Giraldi.
Il concetto di animosità si distingue dal concetto di made in negativo (Country of Origin effect) e da etnocentrismo; l'animosità, infatti, risulta agire direttamente sull'azione d'acquisto e non sul giudizio. Tale precisazione definitoria giustifica l'interesse economico nell'individuare eventuali animosità nazionali e/o locali.
"La comunicazione del Corporate Brand nel contesto dei Social Media". Maria Vernuccio. (**)
L'analisi evidenzia un discreta propensione all'interattività delle grandi aziende, ma attenzione a non riproporre sul web le logiche degli old media. Controllo e scarsa trasparenza non sono le premesse per entrare nella Rete, la comunità virtuale premia la partecipazione di certo non il controllo.
"YouTube come canale di comunicazione: una ricerca empirica sul settore calcio". Francesca Checchinato, Marta Disegna, Paola Gazzola. Università Ca Foscari di Venezia.
Certamente il settore offre particolare partecipazione e maggior facilità nel reperire spunti di riflessione, ma volendo generalizzare e interpretare i risultati della ricerca in senso lato si rileva una considerazione interessante: il rischio di critiche e polemiche non autorizzate, in altri termini la mancanza di controllo da parte dell'impresa, costituisce uno dei principali limiti per le imprese all'utilizzo dei Social Media, ma la capacità dell'impresa di offrire un'alternativa contenutistica coerente e coinvolgente rappresenta un'ottima soluzione.
(*) Campione: 50% donne e 50% uomini, 55% coniugati, 67,5% senza figli, 100% Bari.
(**) Aziende analizzate: 100 Best Global Brands della classifica Interbrand 2009.
giovedì 1 ottobre 2009
Social media marketing: che piacere!
"So che suona molto idealista, ma adoro la comunicazione in tutte le sue forme:
personale, digitale, pubblicitaria."By laFra
Social media marketing: che piacere?
... Piacere mio!
personale, digitale, pubblicitaria."By laFra
Non è idealismo, di fatto la passione è ciò che contraddistingue un qualsiasi lavoro dal buon lavoro e sul web ancora di più la discriminante di successo è il divertimento in senso lato.
Non è di certo un segreto affermare che ci divertiamo nel veder crescere i ns contatti in facebook, ad aprire blog personali o semi-professionali, navigare alla ricerca di novità e trend di consumo, postare commenti e condividere contenuti multimediali; è immediata l'associazione web 2.0 = divertimento = esperienza e l'esperienza è l'essenza del brand.
Al di là della voluta semplificazione, non manca il supporto accademico; si spreca la letteratura che evidenzia la validità della componente Pleasure come opportunità di diversificazione dell'offerta aziendale e, al contempo, incentivo all'efficacia della comunicazione di marketing. In quest'ottica si inserisce la validità e l'efficacia dello strumento web 2.0 e, riprendendo gli spunti di riflessione di kawa, per capire i risultati di un'iniziativa di social media marketing c'è da chiedersi quanto diverte e quanto ci diverte.
Social media marketing: che piacere?
... Piacere mio!
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giovedì 3 settembre 2009
Gli strumenti WEB 2.0 nel mondo delle imprese
I risultati di una ricerca internazionale McKinsey, 2 anni dopo...
Basta visitare qualcuno dei vari blog e forum dedicati all'argomento, dare un occhio veloce ai post di questo stesso blog o linkare i più aggiornati contatti qui di lato riportati per rendersi conto come sia ormai diffusa e condivisibile la convinzione della validità degli strumenti web 2.0 ai fini economici e la vasta applicabilità degli stessi al vivere aziendale. Ma cosa accade nel mondo reale? Esiste una reale propensione agli strumenti web 2.0 delle aziende o sono solo chiacchiere?
A tale proposito ci viene in aiuto la McKinsey, che su "Building the Web 2.0 Enterprise" cerca di tirare le fila di un lavoro di ricerca iniziato nel 2007.
La ricerca evidenzia, per quanto riguarda l'Europa, una tendenza invertita rispetto al 2007 tutta a vantaggio dei social network.
A tale proposito rimando anche al caso Mandarina Duck, che al passo coi tempi e in linea con i comportamenti tipici dell'internauta italiano ha messo da parte il progetto blog per lanciarsi nel magico mondo dei network virtuali; la stessa tendenza è evidenziata dall'andamento del social media index nei primi 6 mesi 2009.
Altro aspetto interessante evidenziato dalla ricerca sugli strumenti web 2.0 è il maggior coinvolgimento dei flussi comunicativi interni aziendali, del resto è comprensibile se si riflette sul fatto che l'innovazione, sopratutto on line, parte prima di tutto dai singoli e dunque dagli stessi utenti virtuali che off line costituiscono l'organico aziendale.
Da notare, infine, che il 7% degli intervistati hanno dichiarato di aver intrapreso con enutusiasmo la strada degli strumenti web 2.0, successivamente abbandonata però perchè non in grado di sostenere le iniziative.
Internet e gli strumenti web 2.0 offrono grandi opportunità economiche e, in generale, di marketing, ma non vanno assolutamento sottovalutati, nè in termini di effetti nè in termini di impegno.
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