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mercoledì 15 gennaio 2014

Marketing per il professionista del settore fiscale

Nei momenti di crisi di mercato, quando la concorrenza cresce e i fatturati calano il marketing assume maggior rilevanza e interesse diffuso. Marketing nel senso letterale del termine e cioe' "interazione consapevole e proattiva con il mercato di riferimento".
E' questa la premessa che motiva e giustifica il diffondersi di formazione marketing anche nei settori B2B e nelle categorie dei liberi professionisti, abituati per troppo tempo a lavorare principalmente di passaparola e buone referenze. 
Oggi giorno la garanzia di un buon prodotto e un buon servizio non basta piu', ci vuole anche un grande marketing!
Ecco allora che il Professionista del settore fiscale, dottore commercialista o consulente del lavoro che sia, e' chiamato a rispolverare le reminescenze scolastiche e cimentarsi con la teoria del marketing dalle 4P del Kotler ai social network.

SAVE THE DATE

Venerdi' 17 - ore 15 
Il Marketing per il Professionista

Un appuntamento interessante e gratuito per il Professionista del settore fiscale, ma non solo...

venerdì 22 novembre 2013

WOBI 2013


MARTIN LINDSTROM

Fan dei Lego da sempre, denunciato dai legali della stessa LEGO all'eta' di appena 11 anni e subito dopo inserito nel comitato di consulenza di LEGO. Oggi e' un consulente marketing di fama mondiale, punto di riferimento per il neuromarketing e tra le persone piu' influenti al mondo secondo il TIME 2009.

L'intervento in pillole: 
Cio' che facciamo e' per l'85% irrazionale, per questo non si puo' pensare che il consumatore ci dica razionalmente quali sono i suoi bisogni o le sue aspettative. Non le sa neanche lui!
Per capire davvero cosa vuole il consumatore bisogna viverci insieme, dormirci insieme se serve e osservarlo nelle sue abitudini quotidiane. Bisogno essere continuamente in contatto con i nostri clienti e consumatori, conoscerli e farceli "amici".
Le ricerche su ampi campioni statistici e domande razionali non servono, meglio pochi consumatori e poche domande ma fare le domande giuste!

LUKE WILLIAMS
Esperto di innovazione e design, fa parte dell'agenzia Frog Design e insegna all'Universita' di New York. Specializzato nello sviluppo di nuovi brand, prodotti e servizi, e' autore di Distrupt: come trasformare le idee dirompenti in strategie di business rivoluzionarie.

L'intervento in pillole: 
Proprio quando va tutto bene e stai facendo tutto nel modo giusto, questo e' il momento in cui sei piu' vulnerabile ed e' per questo che devi importi di cambiare punto di vista e innovare.
In sintesi? Bisogna cambiare punto di vista e pensare fuori dagli schemi!
... e se hai un'idea brillante, non basta averla ma devi anche sapere convincere gli altri!!!

Liberamente tratto dal World Business Forum 2013 Milano

mercoledì 6 marzo 2013

Facebook mobile ads al limite spam

Non so se è solo una mia impressione, ma la pubblicità di Facebook sta diventando sempre più invasiva e fastidiosa, al limite dello spam! Passi per i monitor dei pc, ma su mobile la situazione è drammatica e spesso fuori luogo. Considerando il lavoro che faccio, devo riconoscere che si tratta di una gran bella trovata, ma dal punto di vista utente penso di essere al limite della sopportazione.

Facciamo un gioco: prendiamo il nostro smartphone e aggiorniamo la pagina notizie di Facebook, cosa vediamo? Come minimo mezzo schermo è occupato dai così detti “post consigliati” e cioè pubblicità!

Non intendo iniziare un’improbabile crociata “anti FB-Ads”,ma se mi permettete Cari colleghi vorrei darvi qualche consiglio per evitare di diventare spam indesiderato.

1. PROFILATE, PROFILATE, PROFILATE! PER L’AMOR DEL CIELO PROFILATE!
So bene che l’eccessiva profilazione riduce i numeri e i risultati attesi, ma non posso ricevere continue offerte premaman solo perché “donna” o consigli sull’ultima miracolosa crema antirughe solo perché “donna over 18 anni”!

2. NON PRENDIAMOCI IN GIRO (NON TROPPO ALMENO)
Sui media così detti tradizionali è ormai sdoganato il ricorso ad una certa enfasi nei messaggi promozionali e promesse al limite del vero, ma su FB e per di più sul mobile si pretende un po’ più di autenticità! Del resto, siamo in un contesto molto personale e “tra amici”. In TV o sulla stampa, il viso compiaciuto della Cuccarini mi da fiducia e ci posso anche credere che l’antirughe mi fa perdere 10 anni. Su Facebook no! Anche perché, se l’antirughe me lo consiglia mia cugina di 20 anni, è evidente che non solo non ci credo ma mi da pure un po’ fastidio!

3. NON AVEVAMO DETTO LOCAL?
Cos’è successo al fattore chiave del mobile?! La possibilità di georeferenziare l’utente e proporgli contenuti localizzati sulla base della sua posizione effettiva? Ok che la crema antirughe non mi serve … ma se mi capita di scoprire che l’ultimo ritrovato della scienza lo vendono a due isolati da qui e magari è anche in offerta, - non lo ammetterò mai - ma corro subito ad acquistarlo!

sabato 7 novembre 2009

VI Convegno Annuale SIM - Società Italiana Marketing

Considerazioni personali di sintesi sui primi risultati delle ricerche presentate nelle sessioni parallele di CONSUMER BEHAVIOUR e COMUNICAZIONE D'IMPRESA.

"Determinanti latenti nell'intenzione d'acquisto dei fashion luxury goods: un'indagine qualitativa di tipo laddering". Gianluigi Guido, Cesare Amatulli. (*)
Acquistiamo il lusso per sentirci più sicuri, sicuri nei confronti degli altri sicuri nei confronti di noi stessi. E' la sicurezza il principale attributo di successo dei prodotti di lusso, sicurezza intesa nel senso di coerenza con sè stessi e con la propria persona.

"L'effetto dell'animosità nei processi di scelta del consumatore italiano - uno studio esplorativo". Angelo Giraldi.
Il concetto di animosità si distingue dal concetto di made in negativo (Country of Origin effect) e da etnocentrismo; l'animosità, infatti, risulta agire direttamente sull'azione d'acquisto e non sul giudizio. Tale precisazione definitoria giustifica l'interesse economico nell'individuare eventuali animosità nazionali e/o locali.

"La comunicazione del Corporate Brand nel contesto dei Social Media". Maria Vernuccio. (**)
L'analisi evidenzia un discreta propensione all'interattività delle grandi aziende, ma attenzione a non riproporre sul web le logiche degli old media. Controllo e scarsa trasparenza non sono le premesse per entrare nella Rete, la comunità virtuale premia la partecipazione di certo non il controllo.

"YouTube come canale di comunicazione: una ricerca empirica sul settore calcio". Francesca Checchinato, Marta Disegna, Paola Gazzola. Università Ca Foscari di Venezia.
Certamente il settore offre particolare partecipazione e maggior facilità nel reperire spunti di riflessione, ma volendo generalizzare e interpretare i risultati della ricerca in senso lato si rileva una considerazione interessante: il rischio di critiche e polemiche non autorizzate, in altri termini la mancanza di controllo da parte dell'impresa, costituisce uno dei principali limiti per le imprese all'utilizzo dei Social Media, ma la capacità dell'impresa di offrire un'alternativa contenutistica coerente e coinvolgente rappresenta un'ottima soluzione.


(*) Campione: 50% donne e 50% uomini, 55% coniugati, 67,5% senza figli, 100% Bari.
(**) Aziende analizzate: 100 Best Global Brands della classifica Interbrand 2009.

venerdì 6 novembre 2009

Fashion Marketing

Il IV Convegno della SIM - Società Italiana Marketing si è aperto con la presentazione dei primi risultati di una ricerca empirica dell'Università di Firenze dal titolo "La relazione tra brand e punto vendita per lo sviluppo di nuovi mercati".
La ricerca presentava i risultati di un'analisi e conseguente classificazione di tutte le informazioni reperibili dal 2004 ad oggi su alcune riviste specializzate del settore moda (Journal du Textile, Fashion, Panbianco Week) relativamente all'apertura di punti vendita all'estero di aziende italiane del settore fashion.
In questa prima fase di presentazione dei risultati, ciò che rileva segnalare a mio avviso è la conferma di un trend già conosciuto e condiviso dagli operatori del settore: negli ultimi anni il settore moda ha visto una costante crescita della rete vendite basata sui monomarca, una crescita che ha interessato la totalità dei così detti mercati maturi per poi trovare nuova linfa nei così detti mercati emergenti. Un trend di crescita costante ed inesorabile che ha alimentato la convinzione dell'assoluta convenienza e validità del monomarca come forma di vendita del settore fashion.
Quello che la ricerca non segnala, per ovvi limiti temporali e organizzativi, ma che sarebbe interessante considerare in questo particolare momento di crisi economica sono le chiusure e tutte le operazioni di rientro che le aziende stanno finalizzando.
La crisi credo abbia impattato in modo permanente sul mercato globale, mettendo in discussione i capisaldi dell'economia e le regole non scritte di ciascun settore di business; urge in tal senso una rivisitazione di tutte le conoscenze consolidate in termini di strategie e di azioni di marketing, riflettendo alla base dei costrutti di marketing fino ad arrivare ad una rielaborazione strutturata e strutturale del pensiero stesso.

Merito dell'uomo accademico è la capacità di razionalizzare e analizzare le situazioni di mercato con occhio attento e sensibile, ma spesso mancando di tempistica e realismo; merito dell'uomo di impresa, invece, la tempestività nel percepire e reagire all'evoluzione del mercato, anche se non sempre con ponderato raziocinio ma sicuramente con grande realismo.

Di seguito alcuni punti chiave del punto di vista delle imprese, sinteticamente tratti e personalmente rielaborati dagli interventi di:

Michele NORSA, AD Salvatore Ferragamo
Claudio ORREA, AD Patrizia Pepe
Stefano SASSI, AD Valentino

I CANALI DI VENDITA. La scelta della distribuzione monomarca e/o multibrand dipende molto dal posizionamento del brand e da eventuali limiti legali o culturali dei Paesi di riferimento. Per i marchi di lusso è assolutamente comprensibile e condivisibile il ricorso alla soluzione elitaria del monomarca, ma negli ultimi anni si è assistito ad un ricorso indistinto e poco ragionato a tale soluzione distributiva da parte di brand anche molto diversi tra loro. Risulta importante a tale proposito riflettere su un'eventuale ristrutturazione della rete vendita sulla base di principi prettamente economici di efficacia ed efficienza, pur consapevoli della funzione prettamente di immagine di certe location e di certe soluzioni distributive.

E-COMMERCE. Nell'ambito di un'auspicabile rivisitazione del mix distributivo, si fa sempre più preponderante il ruolo di Internet; difficilmente si può prevedere un effetto di completo cannibalismo della Rete a discapito dei canali off line, ma sicuramente la tracciabilità del new medium in termini di redemption e la mancanza di costi fissi rappresentano un'imperdibile occasione di business per le imprese.

COMUNICAZIONE. Il settore fashion e in particolare il fashion di lusso basa il suo successo sull'immagine di marca e sui valori intangibili del brand, veicolati di norma attraverso i canali tradizionali off line dell'ADV, in particolare stampa e affissione. In tale contesto Internet è sempre rimasto sullo sfondo, ma la necessità di rivedere gli investimenti in tempo di crisi e la maggior vicinanza al mercato del new medium fa presagire un cambio di rotta tutto a vantaggio della Rete e dei nuovi strumenti Social.


A conclusione della prima giornata di convegno, una serie di citazioni famose tra cui, in particolare, ho apprezzato e condiviso la riflessione di Karl Lagerfeld:

"Tutta questa crisi sembra una gigantesca pulizia di primavera, sia fisica che moral".

giovedì 1 ottobre 2009

Social media marketing: che piacere!

"So che suona molto idealista, ma adoro la comunicazione in tutte le sue forme:
personale, digitale, pubblicitaria
."By laFra


Non è idealismo, di fatto la passione è ciò che contraddistingue un qualsiasi lavoro dal buon lavoro e sul web ancora di più la discriminante di successo è il divertimento in senso lato.

Non è di certo un segreto affermare che ci divertiamo nel veder crescere i ns contatti in facebook, ad aprire blog personali o semi-professionali, navigare alla ricerca di novità e trend di consumo, postare commenti e condividere contenuti multimediali; è immediata l'associazione web 2.0 = divertimento = esperienza e l'esperienza è l'essenza del brand.
Al di là della voluta semplificazione, non manca il supporto accademico; si spreca la letteratura che evidenzia la validità della componente Pleasure come opportunità di diversificazione dell'offerta aziendale e, al contempo, incentivo all'efficacia della comunicazione di marketing. In quest'ottica si inserisce la validità e l'efficacia dello strumento web 2.0 e, riprendendo gli spunti di riflessione di kawa, per capire i risultati di un'iniziativa di social media marketing c'è da chiedersi quanto diverte e quanto ci diverte.


Social media marketing: che piacere?

... Piacere mio!